Il lavoro in cinque indicatori
La sequenza mostra cinque indicatori del lavoro tratti dagli World Development Indicators della Banca Mondiale, tutti basati su stime modellate dell'ILO. Per ciascuno compaiono la graduatoria dei paesi, il valore e la posizione dell'Italia e l'andamento della sua serie storica. I dati sono gli stessi usati nell'articolo.
| Unemployment rate | 117 | Italia al 6,391%, 117º posto su 187 paesi |
| Labour force participation rate | 161 | Italia al 49,302%, 161º posto su 187 paesi |
| Wage and salaried workers | 63 | Italia al 78,876%, 63º posto su 187 paesi |
| Female-to-male participation ratio | 128 | Italia al 69,999%, 128º posto su 187 paesi |
| Employment in industry | 32 | Italia al 26,426%, 32º posto su 187 paesi |
Ogni schermata va letta per conto suo: si osservano la posizione dell'Italia nella barra, il confronto con il valore mondiale e la direzione della linea di tendenza. Valori e posizioni non vanno confrontati tra schermate diverse, perché cambiano l'unità, il significato dell'indicatore, il verso della graduatoria e il numero di paesi coperti.
In sintesi
Sui cinque indicatori del lavoro raccolti qui, l'Italia non occupa una posizione uniforme: sta bene dove si misura la struttura dell'occupazione, molto meno dove si misura quante persone entrano nel mercato del lavoro. Il dato più marcato è il tasso di partecipazione alla forza lavoro, pari al 49,302% nel 2025, che colloca il Paese al 161º posto su 187 e circa 11,7 punti sotto il valore mondiale del 60,979%. Il tasso di disoccupazione è del 6,391% (117º su 187), sopra il valore mondiale del 4,791%, mentre il rapporto tra partecipazione femminile e maschile è del 69,999% (128º), appena sopra il 69,620% mondiale. Le due posizioni migliori arrivano dalla quota di lavoratori dipendenti, 78,876% dell'occupazione totale (63º), e dall'occupazione nell'industria, 26,426% (32º), sopra il valore mondiale del 23,661%.
*Fonti: World Bank (world_bank_wdi), stime modellate ILO — SL.UEM.TOTL.ZS, SL.TLF.CACT.ZS, SL.EMP.WORK.ZS, SL.TLF.CACT.FM.ZS, SL.IND.EMPL.ZS.*
Il valore più recente dell'indicatore principale
Il tasso di disoccupazione italiano si attesta al 6,391% nel 2025, con un 117º posto su 187 economie coperte. Su questo indicatore la graduatoria è ordinata dal valore più basso al più alto: il 1º posto spetta al valore minore, quindi un numero d'ordine alto segnala una disoccupazione relativamente elevata, non il contrario. Il confronto con il valore mondiale, pari al 4,791%, mostra uno scarto di circa 1,6 punti percentuali in più per l'Italia. È l'unico dei cinque indicatori in cui il Paese si trova nella metà inferiore della classifica pur restando lontano dagli estremi.
*Fonte: World Bank, «Unemployment, total (% of total labor force) (modeled ILO estimate)» — world_bank_wdi: SL.UEM.TOTL.ZS.*
Chi sta in alto e chi in basso
Ai primi posti per disoccupazione più contenuta figurano Qatar (0,13%), Cambogia (0,263%), Niger (0,394%), Thailandia (0,781%) e Burundi (0,922%): un insieme che mette insieme economie esportatrici di idrocarburi e paesi a basso reddito, dove la misurazione del lavoro informale può incidere sul dato. All'estremità opposta si trovano Eswatini (34,202%), Sudafrica (32,391%), Gibuti (26,015%), Botswana (24,477%) e Palestina (24,42%), con una concentrazione nell'Africa australe. L'Italia, con il 6,391%, sta nella parte bassa della graduatoria ma resta a circa 27,8 punti dal valore dell'Eswatini e a 6,26 punti da quello del Qatar. Sull'occupazione industriale il quadro si rovescia: qui l'Italia (26,426%, 32º) si colloca vicino al gruppo di testa europeo formato da Cechia (34,894%), Slovacchia (34,528%), Romania (32,571%) e Slovenia (31,968%), mentre in fondo compaiono Sud Sudan (1,672%), Burundi (3,103%) e Timor Est (3,804%), oltre al Lussemburgo (7,644%).
*Fonti: World Bank — SL.UEM.TOTL.ZS e SL.IND.EMPL.ZS (stime modellate ILO).*
Come è cambiato nell'ultimo decennio
La serie storica italiana mostra movimenti di ampiezza molto diversa a seconda dell'indicatore. La disoccupazione scende dal 12,683% del 2014 al 6,391% del 2025, circa 6,3 punti in meno, con un percorso quasi continuo: 9,884% nel 2019, 9,192% nel 2020, una risalita al 9,497% nel 2021 e poi 8,069%, 7,627% e 6,5% negli anni successivi. La quota di lavoratori dipendenti cresce dal 75,320% al 78,876%, circa 3,6 punti in più, quasi sempre in aumento anno su anno. Il rapporto femminile/maschile passa dal 67,995% al 69,999%, circa 2,0 punti, con il massimo del periodo al 70,239% nel 2023. Il tasso di partecipazione resta invece quasi fermo: 48,731% nel 2014, minimo al 48,218% nel 2020, 49,8% nel 2023 e 49,302% nel 2025, cioè circa 0,6 punti in dodici anni. L'occupazione industriale scende leggermente, dal 26,901% al 26,426%, dopo un massimo del 26,871% nel 2022.
*Fonti: World Bank — SL.UEM.TOTL.ZS, SL.TLF.CACT.ZS, SL.EMP.WORK.ZS, SL.TLF.CACT.FM.ZS, SL.IND.EMPL.ZS (stime modellate ILO).*
Il confronto con i paesi vicini
Nel gruppo di confronto la disoccupazione italiana (6,391%) è la seconda più alta dopo la Francia (7,542%, 131º), con 1,15 punti di distanza; è invece 2,68 punti sopra la Germania (3,711%), 1,65 sopra il Regno Unito (4,746%) e 2,19 sopra gli Stati Uniti (4,198%), mentre Giappone (2,451%) e Corea del Sud (2,683%) restano ai livelli più bassi. Sulla partecipazione il divario è più netto: il 49,302% italiano è il valore più basso del gruppo, 6,04 punti sotto la Francia (55,346%), 11,27 sotto la Germania (60,571%) e circa 15,2 sotto la Cina (64,551%). Anche il rapporto femminile/maschile è l'ultimo del gruppo: 69,999% contro 87,403% del Regno Unito (17,4 punti), 86,448% della Francia (16,4 punti) e 83,701% della Germania (13,7 punti). La quota di dipendenti (78,876%) resta sotto Stati Uniti (93,926%), Germania (91,851%) e Francia (86,715%), ma supera Corea del Sud (77,330%) e Cina (62,332%). Sull'industria l'Italia (26,426%) è appena sopra la Germania (25,974%) e distante dalla Cina (31,792%), con Regno Unito (15,914%) e Stati Uniti (18,912%) molto più in basso.
*Fonti: World Bank — SL.UEM.TOTL.ZS, SL.TLF.CACT.ZS, SL.EMP.WORK.ZS, SL.TLF.CACT.FM.ZS, SL.IND.EMPL.ZS (stime modellate ILO).*
Come leggere questi numeri
Tutti e cinque gli indicatori sono stime modellate dell'ILO diffuse dalla Banca Mondiale: possono quindi non coincidere con le cifre pubblicate dall'Istat o da altre fonti nazionali, e i valori relativi al 2025 vanno trattati come stime. Il tasso di disoccupazione riguarda chi è senza lavoro, disponibile e in cerca di occupazione: non include chi ha smesso di cercare né chi lavora meno ore di quante ne vorrebbe. Il tasso di partecipazione ha come denominatore la popolazione dai 15 anni in su, per cui è sensibile alla struttura per età e non descrive da solo la condizione di chi lavora. Il rapporto femminile/maschile è appunto un rapporto tra due tassi, non il tasso di partecipazione delle donne, e non dice nulla su retribuzioni, orari o tipologie contrattuali. Va inoltre ricordato che il verso della graduatoria cambia da indicatore a indicatore — per la disoccupazione il 1º posto corrisponde al valore più basso, per gli altri quattro al valore più alto — e che, nonostante il tema faccia riferimento anche ai salari, questi dati non contengono alcuna misura del livello retributivo. L'aggiornamento è annuale e differenze di pochi decimi di punto vanno interpretate con prudenza.
*Fonti: World Bank (world_bank_wdi), stime modellate ILO — SL.UEM.TOTL.ZS, SL.TLF.CACT.ZS, SL.EMP.WORK.ZS, SL.TLF.CACT.FM.ZS, SL.IND.EMPL.ZS.*
Tasso di disoccupazione sulla mappa e nei grafici
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Qatar | 0.13 |
| 2 | Cambogia | 0.26 |
| 3 | Niger | 0.39 |
| 4 | Thailandia | 0.78 |
| 5 | Burundi | 0.92 |
| 115 | Repubblica Centrafricana | 6.25 |
| 116 | Lussemburgo | 6.34 |
| 117 | Italia | 6.39 |
| 118 | Gambia | 6.52 |
| 119 | Barbados | 6.52 |
| 185 | Gibuti | 26.02 |
| 186 | Sudafrica | 32.39 |
| 187 | Eswatini | 34.2 |
In cima compaiono Qatar (0,13%), Cambogia (0,263%) e Niger (0,394%); in fondo Eswatini (34,202%), Sudafrica (32,391%) e Gibuti (26,015%). L'Italia si colloca nella metà inferiore, davanti alla Francia (7,542%) ma dietro Germania (3,711%) e Regno Unito (4,746%).
La linea scende dal 12,683% del 2014 al 6,391% del 2025, con una risalita al 9,497% nel 2021. La distanza tra i due estremi della classifica supera i 34 punti, molto più ampia dello scarto tra i grandi paesi europei.
Confronta i paesi
Tasso di attività
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Qatar | 87.01 |
| 2 | Madagascar | 85.5 |
| 3 | Isole Salomone | 84.3 |
| 4 | Tanzania | 83.72 |
| 5 | Nigeria | 82.52 |
| 159 | Gabon | 51.06 |
| 160 | Tonga | 49.81 |
| 161 | Italia | 49.3 |
| 162 | Bosnia ed Erzegovina | 48.99 |
| 163 | Sri Lanka | 48.52 |
| 185 | Yemen | 33.1 |
| 186 | Gibuti | 31.74 |
| 187 | São Tomé e Príncipe | 23.34 |
Ai primi posti Qatar (87,013%), Madagascar (85,495%) e Isole Salomone (84,296%); agli ultimi São Tomé e Príncipe (23,342%), Gibuti (31,744%) e Yemen (33,103%). L'Italia è il valore più basso del gruppo di confronto, dietro alla Francia (55,346%).
La serie è quasi piatta: 48,731% nel 2014, minimo al 48,218% nel 2020, 49,302% nel 2025. Rispetto agli altri indicatori il movimento è il più contenuto, mentre la distanza dalla Germania (60,571%) sfiora gli 11,3 punti.
Lavoratori dipendenti
In testa Qatar (99,168%), Bahrein (97,559%) e Kuwait (96,839%), con la Norvegia al 4º posto (95,126%); in coda Ciad (8,439%), Niger (10,522%) e Sierra Leone (11,192%). L'Italia sta sopra Corea del Sud (77,330%) e Cina (62,332%), sotto Germania (91,851%) e Francia (86,715%).
La linea sale in modo quasi continuo dal 75,320% del 2014 al 78,876% del 2025. Tra il primo e l'ultimo paese della classifica corrono più di 90 punti, il divario più ampio dei cinque indicatori.
Rapporto tasso di attività donne/uomini
| Posizione | Paese / area | % |
|---|---|---|
| 1 | Burundi | 103.28 |
| 2 | Moldavia | 100.12 |
| 3 | Benin | 96.91 |
| 4 | Togo | 95.93 |
| 5 | Mozambico | 95.74 |
| 126 | Repubblica Dominicana | 70.27 |
| 127 | Trinidad e Tobago | 70.14 |
| 128 | Italia | 70 |
| 129 | Filippine | 69.67 |
| 130 | Gabon | 69.23 |
| 185 | Iraq | 15.07 |
| 186 | Yemen | 7.62 |
| 187 | Afghanistan | 7.29 |
In alto Burundi (103,283%), Moldavia (100,123%) e Benin (96,913%); in basso Afghanistan (7,291%), Yemen (7,616%) e Iraq (15,069%). L'Italia è l'ultima del gruppo di confronto, 17,4 punti sotto il Regno Unito (87,403%).
La linea sale dal 67,995% del 2014 al 69,999% del 2025, con il massimo del 70,239% nel 2023. La crescita è graduale e lascia invariata la distanza dai grandi paesi europei.
Occupazione nell'industria
Ai primi posti Oman (39,435%), Qatar (38,02%) e Bahrein (34,906%), con Cechia (34,894%) e Slovacchia (34,528%) tra le economie europee; in fondo Sud Sudan (1,672%), Burundi (3,103%) e Timor Est (3,804%).
La linea è stabile: 26,901% nel 2014, massimo del 26,871% nel 2022, 26,426% nel 2025. L'Italia resta appena sopra la Germania (25,974%) e ben distante da Regno Unito (15,914%) e Stati Uniti (18,912%).